La predazione dei pesci marini

prime riflessioni e immagini

foto di Mauro Sanna, Antonio Varcasia, Enrico Pinna


Sono sul solito scoglio, una punta rocciosa che si immerge nel blu del mediterraneo, i lanci si susseguono a raggera, destra-sinistra sperando di intercettare il passaggio di un qualche pelagico.
Mentre recupero dopo aver lanciato sulla sinistra, poco dietro di me sento un botto, un tonfo con relativo sciacquio a seguire, mi giro un po' spaventato e vedo chiaramente sulla superfice una schiena di 60-70 cm che apre l'acqua e davanti un cefalo da 1/2 kg che scappa tra acqua e cielo.
Ho appena assistito alla predazione di un predatore, probabilmente una ricciola.

Scene del genere non sono inconsuete per chi va spesso a pescare, sono molto utili per quelli come noi che pescano con gli artificiali e devono far quadrare il cerchio degli inseguimenti e dei rifiuti, tanto frequenti in mare.
Infatti chiunque strippi una mosca in mare o recuperi un artificiale da spinning è passato attraverso la frustrante esperienza di aver visto il proprio artificiale inseguito e rifiutato da un predatore.
Gli specialisti del rifiuto sono i barracuda, i serra, le lecce e in minore misura le spigole.

Studiare quindi le modalità di attacco di un pesce predatore, può dare qualche informazione in più che potrà essere utile per stimolare pesci apatici o solo incuriositi dai nostri artificiali.

Abbiamo assistito e filmato, qualche volta a decine di predazioni dei pesci, dalla possente cacciata in superfice di una leccia da 25-27 kg che alza l'onda da 50 cm, alla delicata cacciata del pesce serra da mezzo kg che spinge i latterini in superfice e poi li pilucca delicatamente.


Abbiamo visto gli inseguimenti in superfice delle Lampughe sulle aguglie, le lampughe che mostrano i colori di guerra: bande nere verticali che mostrano solo in quell'occasione, molto frequenti da vedere sono le spettacolari incursioni dei grossi serra che seminano il panico tra i cefali delle foci e dei porti.



Da alcune riprese video abbiamo notato che il Barracuda mediterraneo insegue la preda nel famoso “angolo morto” , quella particolare zona posta dietro la coda in basso del pesce-preda che gli permette di avvicinarsi alla vittima senza essere visto, in queste due foto tratte da un nostro filmato si vede bene il predatore che insegue uno streamer strippato e poi si gira rifiutando...


ma quando il barracuda si decide ad attaccare può farlo con spettacolari balzi in superfice, salta fuori dall'acqua e piomba sulla preda dal cielo, una tecnica spettacolare e inattesa dal povero cefalo...



Qualche volta ho visto invece la leccia effetuare durante l'inseguimento della preda delle velocissime sbandate destra-sinistra dietro la vittima, prima di attaccare, sbandate che forse hanno lo scopo di disorientare il pesciolino, già terrorizzato sicuramente da quell'ombra che lo tallona e il vedere l'inseguitore ora a destra, ora a sinistra dietro di se lo fa andare nel panico e compiere qualche errore.

Un pescatore sub, tempo fa mi raccontò di aver visto la predazione di una grossa spigola ai danni di una donzella: la spigola nuotava lentamente sul fondo roccioso seguendo la linea delle asperità, apatica, disdegnava sistematicamente pesciolini e gamberetti, improvvisamente uno scatto, divenne quasi invisibile mentre si muoveva tanta era la velocità! Quando si fermò due metri più avanti aveva una donzella di traverso tra le fauci.

Una volta assistemmo a una scena bellissima: 5-6 barracuda avevano costretto un branco di cefali tra gli scogli affioranti, aspettavano i cefali tra la schiuma in superfice, qui vediamo un barracuda in alto a destra che controlla i cefali che nuotano in superfice,

aspetta evidentemente che uno dei mullet dimostri un qualche deficit per scattare

quando scatta lo fa senza preavviso: in questa foto

ottenuta grazie a una abbondante dose di fortuna si vede il predatore che ha appena tentato un attacco, scodando in superfice, ma si vede anche chiaramente il cefalo che è riuscito a scansarlo....
Le incursioni dei barracuda erano velocissime, afferravano i cefali e scuotendo velocissimi la testa li troncavano in due pezzi, l'acqua era disseminata di mezzi-cefali e di cefali morenti spellati e squamati.


Ecco altre due foto interessanti: mostrano il barracuda che azzannato un cefalo cerca di rigirarselo per inghiottirlo nel verso giusto



Ho la netta impressione che quando il predatore si prepara all'attacco metta in mostra una livrea particolare, questo almeno per quanto riguarda alcune specie: ho visto molte volte le lampughe in caccia di superficie mostrare delle vistose barre laterali scure, non visibili in condizioni normali, anche l'ultimo dentice che ho visto attaccare aveva una vistosa barratura scura, tanto che al primo impatto lo scambiai per un cuda. Arrivò dritto dall' “angolo morto“, un attimo di esitazione a 30-40 cm dalla preda che poi addentò con uno scatto finale.

L'osservazione delle predazioni, il come e le modalità di avvicinamento del predatore alla preda, ci possono dare qualche indicazione sulle modalità di pesca, sui modi di recupero e di scelta degli artificiali
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Mauro Sanna