TROTE DIFFICILI

Approssimazione, irrequietezza, smania di pescare, sono alcune delle cause dei nostri insuccessi di fronte a trote in attività. Ma oltre a queste esistono altri fattori molto più importanti che se mal gestiti fanno si che anche i salmonidi alla portata diventino ‘trote difficili’

Una trota sta in attività bollando a ridosso della riva opposta. Aggirato un ostacolo, vi avvicinate con molta cautela senza farvi scorgere e vi nascondete dietro ad un masso. La trota è bella e senza farsi scappare nessun insetto pinneggia tranquilla tra la corrente. Montata la mosca vi accingete a lanciare. L’artificiale passa e ripassa a tiro della trota, ma questa non si degna nemmeno di notarlo, fino a quando, impaurita da chi sa cosa, fugge a nascondersi nella sua tana. Chissà quante volte vi è capitato di esservi trovati in questa circostanza e non essere mai stati in grado di dare una risposta ai rifiuti della trota ? Probabilmente avete archiviato il salmonide aggiungendolo a quella lista su cui avete iscritto tutte le trote che non siete stati in grado di prendere, archivio definito con il nome di ‘trote difficili’ giustificandovi in questo modo con voi stessi. Chissà quante volte poi in queste situazioni spostativi più a monte avete visto la stessa trota pescata al primo lancio dal vostro amico che vi seguiva ? Quale risposta a questo punto vi siete dati ? Ma in particolare, quante volte avete creduto veramente a queste risposte ? Sicuramente quella era una trota che, come dimostrato, si poteva prendere, anche se l’appellativo ‘difficile’ può essere in certe situazioni anche giusto. Di fronte a trote in attività non ci si può arrendere rinunciandovi senza capire i motivi della sconfitta. E’ chiaro che qui non si vuole certo trovare la soluzione a tutti i nostri ‘cappotti’, ma penso che analizzare le varie situazioni in cui non si è in grado di dare risposta ai nostri insuccessi, possa essere sicuramente d’aiuto. Queste che chiamiamo trote difficili, hanno la meglio su di noi spesso per dei motivi emotivi come la smania di lanciare, che spesso tradisce anche l’esperto pescatore che comunque può essere gestita al meglio, ma più seriamente la cattiva o approssimativa conoscenza di una serie di fattori che potremmo dividere in lancio, mosca, conoscenza di strategie di attacco e conoscenza dell’avversario, che sono quattro elementi di straordinaria importanza e che in generale stanno alla base della pesca a mosca. Non tutti li conoscono in egual misura dando chi più importanza all’uno o all’altro elemento. In fondo un bravo pescatore deve, per considerarsi tale, essere cosciente che tutti sono legati indissolubilmente insieme. Ritenere importante solo il saper lanciare bene o il solo possedere degli ottimi artificiali ecc., equivale ad essere solo dei teorici e quindi molto lontani dall'essere completi. Pensare che non si possa essere in grado di competere con una trota in attività ritenendola imprendibile, è sicuramente una grossa sconfitta che fa poi la differenza tra un vero pescatore e chi invece crede solo di esserlo.


GLI ELEMENTI FONDAMENTALI.


Il lancio è quell’elemento che affascina di più dal momento che in questa tecnica è basato su concetti fisici estremamente importanti. Anche negli altri sistemi esiste il lancio, ma mai come nella pesca a mosca riveste l'importanza che in effetti possiede. Inserendolo nel contesto del discorso che si sta facendo, possiamo dire che il limitarsi a mandare solo su e giù la coda ed avere come obbiettivo solo stendere il finale, sicuramente limiterà le nostre possibilità di cattura. Prendiamo il dragaggio. Poter governare la coda di topo in situazioni in cui si richiede la possibilità di sconfiggere il dragaggio darà di sicuro molte possibilità di successo. Del resto quante volte ci si arrende a priori proprio perchè la trota in attività si trova al di là di una corrente diciamo così un po’ allegra dinanzi alla quale non siamo in grado di opporre nessuna soluzione per evitare le negative scie ? E quante volte dopo aver provato e riprovato senza successo abbiamo definito quella trota difficile ? In questi casi se si è novizi allora tutto è giustificato, ma se invece si è pescatori a mosca da molti anni, allora credo che sia più difficile trovare una giustificazione dinanzi a certe circostanze. Coloro che danno molta importanza al lancio sono da molti definiti degli esibizionisti della coda di topo, e queste affermazioni stanno a dire che sul fiume il sapersi destreggiare a dovere nelle varie situazioni non è che sia poi così importante. Io invece penso che al di là delle doti individuali che ognuno di noi può avere, evolversi in quello che è il mezzo con il quale si può fare, diciamo così, un salto di qualità sia da apprezzare. Essere un ottimo pescatore a mosca non vuol certo dire fare dei loop strettissimi e poi non saper gestire il fiume, ma invece significa conoscere, alieuticamente parlando, l’ambiente acquatico, le abitudini e il carattere dei nostri avversari pesci, ma se a queste doti tarpiamo però le ali perchè non riusciamo poi a gestire il mezzo tramite il quale si proietta l’artificiale ma soprattutto a poter governare al meglio il tutto, si è in effetti bloccati, è come possedere una Ferrari e poi andarci a cinquanta chilometri l’ora. Saper lanciare bene in fondo non significa fare delle cose da extraterrestri come ad esempio infilare la mosca in punti assurdi, anche se il saperlo fare può diventare in futuro un ulteriore obbiettivo, ma secondo me significa per prima cosa 'comandare sul fiume' e non essere noi comandati per poter sconfiggere il dragaggio o quanto meno dargli filo da torcere. In fondo oggi è ampiamente dimostrato che ormai la quasi totalità delle situazioni in pesca sono da ritenersi superabili. Ed allora perchè ci debbono essere alcuni che riescono ed altri che invece saltano a piè pari le zone più ostiche a volte migliori ritenendole assolutamente non affrontabili ? Penso che sia riduttivo per coloro i quali dopo anni e anni di mosca non hanno mai pensato a dei miglioramenti del lancio. Il famoso corso che tutti hanno frequentato quando hanno iniziato, non deve essere considerato punto di arrivo ma deve essere solo preso in considerazione come punto di partenza. In questa sede non si vuole certo spiegare come si deve lanciare per poter avere successo, ma parlarne può invitare a fare una serena riflessione chi magari non ci ha mai pensato seriamente. Del resto oggi in Italia non c’è che l’imbarazzo della scelta per potersi affinare nella tecnica, basta indirizzarsi verso quelle strutture, siano esse scuole o singoli istruttori, che mettono in grado il pescatore di assimilare quei concetti basilari, più facili da apprendere di quanto si pensi, su cui costruire in futuro la propria tecnica. Ma se in questa tecnica la finalità del lancio è quella di mettere la mosca nel modo più giusto, quindi presentandola a dovere senza farla dragare, è pur vero che quest’ultima racchiude in se tutta la filosofia che questo affascinate sistema racchiude. Per anni e anni si è cercato di studiare per poi capire gli insetti che interessano il pescatore arrivando oggi a dei sistemi di costruzione tali che accoppiati a nuovi materiali, fanno di questi artificiali delle piccole opere d’arte. Ma la nostra mosca, la utilizziamo a dovere ? La vecchia diatriba che ha coinvolto intere generazioni di pescatori a mosca su chi è più importante tra lancio e mosca, è ancora quantomai di moda. Entrambe le componenti sono fondamentali e si integrano tra loro, però una piccola riflessione è d'obbligo. Se ad esempio una trota rifiuta una mosca che è stata presentata alla perfezione, se non ci sono altre cause quella che lo ha determinato è sicuramente da attribuire ad una scelta errata dell'artificiale. Ma se montiamo l'artificiale giusto e poi la sua presentazione è approssimativa o genera anche il minimo dragaggio, quella mosca è praticamente inutile. Questo concetto che può essere condiviso o meno, può fare da matrice ma poi come si sa la pesca ci ha abituati a stravolgenti situazioni capaci di far mettere tutto in discussione. Ci sono delle altre situazioni in cui oltre alla sempre necessaria buona presentazione dell'artificiale, serve anche qualcos’altro. Le trote difficili, oltre a quelle che in torrente abitano siti in cui come abbiamo visto il lancio diventa la prima arma a disposizione che si ha per poterle prendere, spesso e volentieri sono quelle che abitano delle acque meno mosse ma solo apparentemente facili come ad esempio le risorgive. Queste trote sono difficili, o meglio dire selettive per motivi legati all’ambiente in cui abitano. Questi luoghi in effetti offrono un’abbondanza tale che le trote che vi abitano mangiano veramente quello che va più loro a genio. In queste circostanze diventa non importante ma estremamente importante la rassomiglianza della mosca, sempre lanciata con cognizione a causa delle infide microtensioni che queste acque generano, pena la sua inutilità ed il tutto può essere ampliato se questi tratti sono No-Kill. Le regole che si dovrebbero seguire in questi luoghi, relativamente all’artificiale, per avere la meglio non sono molte e spesso danno poi i risultati cercati. Una di queste ad esempio potrebbe essere quella che dice di utilizzare sempre mosche piccole in momenti in cui le trote sono particolarmente attive in superficie. So che per quello che affermerò qualcuno mi darà del matto, ma spessissimo sono riuscito ad avere la meglio in queste situazioni utilizzando mosche particolarmente piccole dove quelle montate fino ad allora sul 22 non davano risultati. Scendendo al 24 ed a volte fino al 26, controllandone sempre a priori la presentazione, sono riuscito ad avere la meglio su trote e in particolar modo temoli, che avevano fino ad allora letteralmente fatto razzia di minuscoli e invisibili esserini e che avevano snobbato un enorme quantità di artificiali che pure se simili per colore e fattezze, avevano l'handicap di essere di dimensioni più grosse del naturale anche di pochissimo. Non sono casi isolati credetemi, ma spessissimo sono una delle cause dei continui rifiuti delle trote. Mi rendo conto che pescare con simili microscopici artificiali può apparire esasperante, ma mi rendo contemporaneamente conto che se così non si agisse non si avrebbero dei risultati. Quando si utilizzano simili mosche conviene sempre allargare la gola dell'amo per non rischiare di 'lisciare' la trota. Molti magari non sono d'accordo con queste tesi poichè affermano che anche utilizzando minuscole imitazioni non riescono a far salire le trote e questi potrebbero essere quei pescatori che, riallacciandomi al discorso di prima, possiedono la mosca giusta ma non la sanno gestire. Quando le trote sono in attività su questi esserini, sia in acque mosse che su quelle piatte, molti danno per scontato che questi siano o minuscoli insetti già adulti, o ancora più spesso delle piccolissime emergenti. Spesso è così, ma molto più spesso, specie sulle acque piatte le trote rivolgono la loro attenzione verso le spent e questo avviene molto più frequentemente di quanto non si creda. Del resto il modo di bollare delle trote sulle spent può trarre in inganno specie coloro che non sono molto allenati. La selettività di queste trote che hanno accumulato esperienze su esperienze specialmente nei tratti No-Kill, è quindi la loro arma spessissimo vincente per non rimanere ingannate. Le trote cosiddette difficili che abitano le acque piatte o le risorgive quindi, rifiuteranno a priori tutti quegli artificiali che, entrati nel loro cono visivo, non rientrano in uno schema ben preciso che si basa sui due elementi di cui si è detto e cioè la corretta presentazione e il controllo del dragaggio di competenza del lancio, e secondo, ma non per importanza, la giusta taglia e imitazione dell'artificiale. Il colore secondo me ha un valore relativo perchè se pensiamo alla taglia a volte infinitesimale della mosca, ne converrete che l'aspetto cromatico risulta pressoché irrilevante. Spesso si sono fatte delle prove in tal senso e si è continuato a pescare tranquillamente le trote in attività cambiando ripetutamente artificiali con colori diversi ma restando fermi sulla taglia, mentre quando questa è stata volutamente aumentata, anche di poco, sono iniziati i rifiuti. Anche in presenza di schiuse miste le trote diventano difficili, o per lo meno così crediamo che siano. Spesso in queste circostanze in particolare nella bella stagione, il salmonide rivolge l'attenzione verso i piccoli insetti che schiudono contemporaneamente ad altri di taglia maggiore. Presi dall'eccitazione si è subito portati a montare l'imitazione più rassomigliante a quella che in effetti si scorge sull'acqua molto spesso senza risultati apprezzabili in proporzione all'attività. Chi possiede più esperienza dopo qualche tentativo infruttuoso, andrà velocemente a vagliare con molta attenzione la situazione, e spesso si accorgerà della contemporanea presenza di altri insetti molto più piccoli obbiettivo delle trote. Il perchè di questo comportamento dei salmonidi risulta difficile da scoprire. Riassumendo quindi in relazione alle acque piatte o risorgive, dare molta importanza alle dimensioni della mosca e alla sua presentazione cercando contemporaneamente di scoprire a cosa le trote stanno dando la caccia. In questi casi è fondamentale un attimo di attenzione verso il pasto della trota accantonando momentaneamente l'eccitazione che danno le cospicue bollate per evitare di 'bruciare' minuti preziosi presentando alla trota una mosca che inesorabilmente rifiuterà. Quante volte si è scambiata una bollata con una ninfata subito sotto la superficie dell'acqua ? Quante volte in questi casi sempre l'eccitazione ci fa continuare imperterriti a lanciare e rilanciare con una tipologia di artificiali sbagliati ? A volte in circostanze simili anche se non ne siamo sicuri, è valido montare delle ninfette emergenti che lavorino subito sotto. Altro discorso va fatto per le acque mosse. La trota che vive in questi luoghi, essendo sicuramente meno razionale della sorella di risorgiva, avrà un comportamento estremamente differente verso la nostra mosca. Questa sua minore razionalità è dovuta all'ambiente in cui vive fatto di acque veloci e a volte inospitali e che non dà tempo al salmonide di porsi troppe domande se mangiare questo o quell'insetto. Qui le trote si possono definire difficili non perchè la nostra mosca non è quella giusta, ma spessissimo perchè in questi luoghi la difficoltà di gestire la coda, diventa il primo elemento di attenzione. In effetti quando si pesca in caccia la mosca assume un'importanza minore, mentre la sua presentazione priva di ogni minimo falso movimento, è di norma la prima e forse l'unica arma a nostra disposizione, anche se qualche volta questo è messo in discussione, ma questa è l'eccezione che conferma la regola. Per completare il discorso si può riflettere su uno studio effettuato da alcuni specialisti sui contenuti stomacali di trote che vivono in vari torrenti e fiumi del piano dell’Italia centrale. I risultati delle analisi stomacali, su una presenza in percentuale di insetti ripartita in 60% Effimere, 12% Plecotteri, 8% Tricotteri, 12% Ditteri, ha praticamente stravolto quello che per decenni è stato un punto fermo sull’alimentazione delle trote, e cioè 40% Effimere, 20% Tricotteri, 10% di ditteri, mentre i Plecotteri sono stati pressoché ignorati. Questi dati devono far riflettere se pensiamo che lo studio per le imitazioni è sempre stato in percentuale rivolto verso le Effimere. Di conseguenza anche l’impiego delle imitazioni di tali mosche è sempre stato di gran lunga maggiore rispetto alle altre, mentre per esempio i tricotteri pare siano molto più apprezzati dalle trote. Quindi alla luce di questi dati, pescando ad esempio in caccia, spesso l’uso delle sedge potrebbe far salire quelle mosche ritenute difficili. La strategia di attacco e la conoscenza dell’avversario sono le altre due componenti assieme al lancio e alla mosca. Se è vero che il lancio è il mezzo tramite il quale far arrivare e presentare in maniera giusta la mosca, se è vero che quest’ultima è il veicolo adescante per ingannare la trota, è anche vero che sapersi muovere sul fiume e sapere ‘cosa fare’ in pesca, oltre a conoscere i caratteri delle trote è altrettanto importante. In effetti queste componenti si acquisiscono con anni e anni di uscite sui fiumi anche fatti con altri sistemi. Lanciare e quindi presentare bene un’ottima mosca che imiti il naturale in modo eccellente in posti e zone non valide o attaccare il fiume in modo errato lanciando come va va, vanificherà tutta la nostra buona preparazione. Se il lancio e la mosca possono per certi versi far parte, oltre che della pratica anche della teoria, conoscere il fiume sotto l’aspetto alieutico è legato solo ed esclusivamente al secondo fattore cioè la pratica. Le trote che definiamo difficili possono avere vita facile se possedendo anche un buon lancio ed sapendo utilizzare bene l’artificiale, non si è in grado di attaccarle a dovere. Questo è un punto particolarmente importante che poi da ad un pescatore l’appellativo di esperto. In effetti le trote di torrente e di risorgiva spesso fanno leva sulle loro doti, che sono poi molto diverse tra i due luoghi in cui vivono, per sopravvivere. Per avere la meglio bisogna sapere dove lanciare questa benedetta mosca e nel contempo conoscere a fondo quelle che sono le caratteristiche del nostro avversario. In torrente per esempio si dovranno adottare delle misure diverse rispetto alle acque piatte, in quanto la trota che abita questi posti possiede un carattere schivo scaturito da alcuni fattori che possiamo sintetizzare in
:


1) è molto selvatica (quelle autoctone, ma anche quelle di immissione assumono un carattere analogo dopo un po’) a causa dell’ambiente in cui vive fatto di mille insidie, poca acqua e scarsa presenza dell’uomo.
2) si è dovuta adattare all’ambiente a volte ostile e quindi a mangiare a galla più o meno durante l’arco della giornata.
3) se non la si cattura al primo lancio diventa poi difficile ritentarla sempre a causa del suo carattere schivo e timoroso.
4) la sua selettività non è affatto esasperata facendola essere di poche pretese.
Da queste analisi si riscontra che la trota di torrente diventa difficile se non si gioca sulla sorpresa e sulla circospezione che bisogna mettere in atto nel lanciare su una bollata. Qui la grande esperienza acquisita sul fiume e quindi saper attaccare una buca, farà la differenza. Per la trota di risorgiva invece il discorso cambia di molto e il suo carattere è forgiato anche in questo caso da alcune particolari elementi come:


1) E’ poco timorosa, e quindi tollera bene rumori, ferrate a vuoto, su e giù della coda ecc.
2) Per contro è molto selettiva nei confronti della mosca e l’appellativo difficile calza in questo caso meglio, questo a causa della grossa presenza di cibo su cui può contare.
3) Difficilmente la si cattura per caso. Qui diventa a volte esasperante il giusto artificiale lanciato alla perfezione. In generale le trote di risorgiva si comportano così, ma se si volesse scendere in particolari si potrebbe azzardare un’ulteriore analisi fatta per fario e iridea. La prima tende a mangiare in superficie l’insetto della schiusa del momento senza mostrare interesse ad altra imitazione. Questo modo di fare è uguale a tutte le fario presenti, cioè in genere, accetteranno tutte lo stesso artificiale. L’iridea invece può rispondere anche ad altre imitazioni che abbiano comunque lo stesso tipo si siluette. Ma la nostra amica iridea può sviluppare una selettività esasperata verso un insetto preciso anche in momenti in cui è in atto una schiusa mista, facendo diventare queste ultime delle vere e proprie trote difficili. Ma a differenza della fario, l’iridea si può interessare ad una mosca secca anche se non è in atto una schiusa che possa giustificare un interesse alla superficie. Quindi fario più schematica e iridea più bizzarra ed estrosa in fatto di alimentazione. Le trote difficili di torrente molto spesso sono tali non tanto per merito loro, ma per scarsa conoscenza, da parte del pescatore, delle loro abitudini. In torrente quando non si riesce a pescare trote decenti, si da la colpa ai più svariate motivi, mentre basterebbe conoscere più a fondo il salmonide, relativamente alle sue abitudini di vita e di caccia per poter avere la meglio. In generale quando si pesca in acque mosse si dovrebbe ricordare che la trota assume di solito delle postazioni ben precise e relativamente a queste si comporterà in modo diverso. Quando ad esempio è in atto una schiusa essa occuperà quella che di solito è la sua postazione di attacco. Questa zona è abbastanza facile da individuare, ad esempio per l’attività in atto, ma spesso si può ‘bruciare’ sbagliando semplicemente il lancio e facendo così fuggire il salmonide. Un altra situazione, è quella in cui si rispecchia la pesca in caccia, è quando il pesce non è in attività ma sceglie una zona che gli permette in primo luogo di stare tranquillo e quindi essere protetto, e poi che gli dia la garanzia di essere alimentato dall’acqua anche di poco, per far si che le possa giungere di tanto in tanto qualcosa da mangiare. Ecco che in questa situazione la precisione del lancio, la perfetta presentazione della mosca e l’ottima conoscenza del fiume nonché del carattere del salmonide, fanno si che questa non sia una trota difficile. Un buon pescatore, in generale quando pesca in caccia quindi in torrente, sceglierà delle zone di attacco non a caso ma si preoccuperà che queste abbiano, al di là dell’andamento stagionale, dei livelli, degli orari ecc., delle caratteristiche ben precise, e quindi lancerà ad esempio: 1) ai bordi delle rive specie se queste sono ricche di vegetazione riparia e che siano alimentate da un giusto apporto di acqua. 2) In quelle zone che si definiscono ‘tra le due acque’, cioè in quei punti dove due correnti di diversa intensità sono una tangente all’altra. 3) All’inizio della buca, alla fine prima che l’acqua riprenda il suo viaggio, e ai bordi della stessa. Lanciare a caso, magari anche bene, spesso è tempo perso. Per concludere volevo soffermarmi velocemente parlando di un momento particolare della giornata di pesca che si può definire ‘poco prima del buio’. Il famoso colpo di sera può dare delle grosse soddisfazioni, ma anche qui le trote difficili, possono avere la meglio se non si seguono delle semplici regole. In queste ore è frequente agganciare belle trote a patto però che si sappia dove mettere la mosca ma in particolar modo come comportarsi sapendo che spesso si possono trovare una vicino all’altra e in una buca l’ultima trota che si mette in attività è di norma la più grossa. L’ideale sarebbe, quando si vuole provare poco prima del buio, studiare alla luce del sole, quello che sarà la sera il campo di azione per non rischiare di lanciare la mosca chissà dove. E’ particolarmente irritante sentire bollare grosse trote e non avere la benchè minima idea di dove possa essere, senza considerare la problematica che può nascere per non aver verificato e quindi memorizzato con la luce l’andamento delle varie correnti. Anche in questi casi, e forse più degli altri, non si può certo parlare di trote difficili. Concluderei asserendo tranquillamente che molto più spesso di quanto si può pensare le trote cosiddette difficili sono il frutto non certo della scaltrezza del salmonide, che al di la delle sue naturali difese resta pur sempre un animale inferiore all’uomo, ma dell’irrequietezza, della smania di pescare e spesso dell’approssimazione che noi pescatori adottiamo davanti a una trota che bolla, ma in particolar modo della poca conoscenza degli elementi qui trattati e su cui si basa la pesca a mosca.

Massimo Magliocco