Artificiali da Mare

Un universo da scoprire

Quando la Redazione mi ha chiesto/imposto di scrivere questo pezzo mi sono rifiutato categoricamente e siccome sono inflessibile e quando ho un’idea nulla può farmela cambiare ecco il pezzo !

Parlare di artificiali da mare non è semplice e può essere mortalmente noioso per cui cercherò di analizzare le caratteristiche fondamentali di imitazioni nell’accezione più ampia del termine per poi entrare un po’ più nel dettaglio evidenziando le peculiarità delle famiglie principali.

Caratteristiche fondamentali.

Alcuni anni addietro ,leggendo “Bonefish Fly Pattern” di Dick Brown, mi soffermai a lungo sul primo capitolo intitolato “Fly Characteristics” in cui l’autore analizza in modo sintetico ma razionale le proprietà saliente di una buona mosca da bones. Mi accorsi in seguito che buona parte delle caratteristiche valutate da Brown sono ricercabili anche in mosche utilizzabili per ogni tipo di pesce marino.

Tre di queste caratteristiche hanno attirato maggiormente la mia attenzione e sono diventate l’ispirazione per la creazione dei miei artificiali:

- Looking like food (livello imitativo)
- Castability (lanciabilità)
- Sink Rate (grado di affondamento)

Parlando di similitudine ( looking like food) con le esche naturali (siano essi pesci, granchi, gamberi o anellidi) devono essere considerati parecchi parametri che spaziano dalle dimensioni al colore, dal movimento alle trasparenze, dalla sagoma al colore.
Se queste caratteristiche non dovessero essere presenti contemporaneamente il tutto sarebbe più facile e sarebbe sufficiente un bello zonker di coniglio per ottenere un movimento sinuoso ma è opaco, di trasparenza neanche a parlarne !
Il colore è apparentemente facile da ottenere ma le sfumature non lo sono affatto tanto più se si vuole abbinare colore e movimento.
La trasparenza è un elemento basilare (per alcune esche) ma mal si concilia con il colore.

E la silhouette è molto diversa da come si può immaginare. Una realizzazione al morsetto può apparire terribilmente verosimile per poi trasformarsi in una emerita porcheria quando si bagna o viceversa, un mostriciattolo orrendo può apparire molto simile al naturale. Per avere una sagoma verosimile dovremo ragionare e valutare in 3D e non limitarci alla semplice osservazione laterale. A questo proposito consiglio una lettura attenta del capitolo V di Pop Fleyes di Ed Jaworowski e Bob Popovics in cui si affronta molto bene il tema della mosche 3D.

La soluzione ? Semplice, non esiste ! L’unico tentativo per risolvere una complicatissima equazione è quella di osservare attentamente il naturale (possibilmente anche in acqua) per capire al meglio come viene percepita sotto la superficie per poi provare, con tantissimi tentativi, di arrivare al risultato più vicino possibile al esca naturale. Un’altra lettura consigliata è “Live bait and their imitation” di Lou Tabory.

Matteo con una grossa spigola catturata con un Clouser nero.


La lanciabilità di una mosca ( castability) è un altro elemento fondamentale per ottenere buoni risultati in pesca. Per meglio spiegare questa necessità basti pensare a determinate situazioni in cui siamo costretti a lanciare esche voluminose con terminali sottili (pescando le spigole in acqua limpida, per esempio) o con attrezzature leggere (pescando con poppers voluminosi e complesso canna/coda sottodimensionati). Può succedere più spesso di quanto si pensi…… un giorno partiamo per andare a spigole in inverno convinti di trovare attività predatoria su latterini o piccoli pesci per trovarci di fronte a serra o lecce che cacciano muggini di media taglia. Partendo dal presupposto che non possiamo portarci appresso un carretto di attrezzatura dovremo arrangiarci con la canna che stiamo utilizzando.
In questi casi la lanciabilità di un artificiale diventa vitale.
Per lanciabilità intendo un cura particolare al peso, all’attrito durante i falsi lanci e la capacità di non imparruccarsi dopo pochi lanci.
Per risolvere, almeno parzialmente, questa necessità occorre fare una attenta disamina dei materiali impiegati nella costruzione prendendo per buone alcune regole basilari e permutabili su ogni dressing. Per citare qualche esempio dobbiamo ricordare che il coniglio (che ha una mobilità imbattibile) non appena si bagna assorbe acqua ed aumenta il proprio peso di 5 o 6 volte ergo non è utilizzabile per grosse mosche che diventerebbero non lanciabili da bagnate. L’Angel Hair è estremamente leggero e da brillantezza e volume ma se non è abbinato a materiali estremamente rigidi tende a formare dei grovigli inestricabili. Il silicone pesa meno del Epoxy. Anche in questo caso non esiste una formula matematica ma bisogna tener presente che i materiali sintetici tendono ad assorbire meno acqua delle fibre naturali e quindi si prestano meglio per la realizzazione di mosche voluminose. Lettura consigliata “Innovative Saltwater Flies ” di Bob Veverka e” Saltwater Fly Pattern” di Lefty Kreh.

Il grado di affondamento (sinking rate) è una delle cose più facili da valutare e modificare facendo solo attenzione a non modificare la sagoma con l’aggiunta di pesi impropri o deformanti. Una mosca da mare può essere galleggiante (popper), di superficie (gurgler, crease), non affondante (deceiver) o affondante (clouser). Il livello di affondamento può variare al variare del peso applicato che può andare dal solo amo, agli occhi piombati ed alla eventuale aggiunta di piombatura sul gambo dell’amo.
Nella creazione di mosche con diversi livelli di affondamento dovremo valutare a priori con che tipo di coda verranno utilizzate e tener presente che frequentemente useremo intermediate, sinking tip o sinking. Usando pochissimo le code galleggianti gli artificiali dovranno essere leggermente meno pesanti del necessario perché il peso dell’artificiale sarà sommato al grado di affondamento della coda.

Un discreto serra ingannato da un Red Head Popper

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In situazioni particolari ci servirà affondamento lento o nullo (per esempio quando spigole o serra cacciano appena sotto il pelo dell’acqua), in altre ci servirà “forare” ed entrare in pesca immediatamente dopo il lancio (per esempio in presenza di surf sostenuto che non da il tempo di lasciare affondare).

Per questo problema la soluzione c’è e consta in scatole fornite di artificiali simili ma di diverso peso. Tanti giorni, mesi anni passati sul mare ci diranno quale sia la più appropriata ma già solo averle al seguito ci permetterà di cambiare più volte la mosca in pesca per trovare quella appropriata ovvero quella lavora alla giusta profondità e che cattura.

Categorie principali.

Deceiver.
Sicuramente la più diffusa ed utilizzata mosca da mare. Deceiver è un termine generico che identifica un artificiale in materiale sintetico o naturale che tende ad imitare un pesce di qualsiasi forma o dimensione. Lavora in assetto tradizionale quindi con la curvatura dell’amo verso il basso.

White Lefty Deceiver: il più noto e forse capostipite dei Deceivers da cui sono derivate una infinità di modelli.

Le più note sono dei classici universalmente conosciute come il Lefty’s Deceivers di Lefty Kreh, la Big-Eye Deceiver di Brian Horsley , la Hair Head Deceiver di Ted Lewis, la Semper Fleye di Bob Popovics e la Abel Anchovy di Steve Abel. Dagli artificiali storici hanno visto i natali migliaia di varianti e derivati altrettanto catturanti e, spesso, più imitative rispetto alle esche presenti in una determinata zona del nostro pianeta.

DM Black Deceiver, una variante utilissima in acque torbite oppure di notte..


Impiego.
Come ho già detto sono gli artificiali da mare più diffusi e possono imitare qualunque tipo di pesce foraggio, minuscolo o di generosi dimensioni per cui il loro impiego è piuttosto universale e permette di pescare con successo su mangianze di tunnidi in attività su acciughe, su mangianze di palamite in caccia su latterini, alla ricerca di spigole con imitazioni di latterini o cefaletti, di serra con imitazioni varie. A secondo del peso dell’artificiale e della coda impiegata possono coprire tutte le fasce d’acqua, da quelle più superficiali a quelle relativamente profonde. Lo stripping può essere di vari tipi e, essenzialmente, è molto veloce (per quanto andiamo veloci nel recupero saremo sempre più lenti di un pesciolino in fuga ! ) tranne casi particolari quali, per esempio, la pesca in mangianza oppure da riva di notte in foce.
Sulla pesca in mangianza capita spesso che i predatori attacchino sporadicamente la palla di acciughe ma che si nutrano di quelle morte o ferite che calano verso il basso; in questo caso lo stripping di un deceiver è lentissimo o nullo e la tecnica del “blind” è vincente.
L’altro esempio relativo alla pesca notturna in foce prevede di pescare in leggera trattenuta sulla corrente uscente adottando uno stripping lento che porta l’artificiale a lavorare sinuosamente ed in modo molto simile ai piccoli pesci presenti nel buio dove, non vedendo i predatori, risultano molto meno frenetici.

Clouser.


Bob Clouser ha dato il nome a questa categoria di geniali artificiali nati verso la metà del secolo scorso. La principale caratteristica è quella di avere occhi piombati che, capovolgendo il baricentro, fanno lavorare l’artificiale reverse quindi con la curvatura dell’amo verso l’alto. Questa caratteristica offre alcuni fondamentali vantaggi. In primis la curvatura verso l’alto permette di far lavorare l’artificiale radente il fondo (anche in presenza di fondali accidentati) riducendo al minimo gli incagli; in secundis facilita la penetrazione dell’amo in zone più “forabili” dell’apparato boccale di alcuni pesci. Anche per questa famiglia i capostipiti sono artificiali decisamente rinomati come il Clouser Minnow ed il Clouser Deep Minnow dello stesso Bob Clouser, la Gotcha Clouser di James Ellis, la celeberrima Whistler di Dan Blanton

Clouser Minnow, la celebre mosca ideata da Bob Clouser mezzo secolo addietro. Ancora oggi il Clouser più diffuso..


Impiego.
Il Clouser, in ogni sua forma, tende ancora ad imitare un pesciolino e si presta ad imitare prede di piccole e medie dimensioni. Per quelle troppo voluminose non è indicato perché, per mantenere il giusto assetto, necessiterebbe di occhi piombati eccessivamente pesanti e renderebbe l’artificiale difficilmente lanciabile.
Per la velocità di stripping vale lo stesso discorso dei deceivers…… la velocità non è mai eccessiva

Deer Clouser Minnow, una piccola imitazione usata per ogni tipo di pesce, Dal bonefish ai tunnidi..


Per la sua conformazione si presta bene a tutti quei momenti in cui è necessario pescare vicinissimo al fondo senza avere incagli continui. Altra situazione in cui il clouser diventa vincente è quando non ci sono segni di cacciate in superficie ed è necessario pescare l’acqua. In questo caso avere una mosca che buca e permette di entrare in pesca immediatamente, senza aspettare l’affondamento offre parecchie possibilità in più….. vero Mat ??
Di notte, come per il deceiver, lo stripping può essere decisamente più lento.

Popper


La famiglia dei popper prende origine dalle mosche da FW normalmente utilizzate per pesci quali bass ed altri. La caratteristica di tutti i popper è quella di lavorare in superficie e, durante il recupero, produrre un suono più o meno accentuato a secondo della forma. Le sagome più diffuse sono i Pencil Popper, i Boiler Popper ed i Cilinder Popper.
I pencil hanno forma più affusolata ed il fronte meno ampio quindi producono un minor spostamento di acqua, una scia meno ampia ed un rumore più acuto.

DM EZ Body Pencil Popper.

I boiler hanno forma tozza ed un fronte molto ampio per cui spostano tanta acqua, creano una scia enorme ed emettono un forte rumore basso e cupo

DM Red & Orange Boiler popper.

Quelli cilindrici possono variare molto l’azione ed il suono al variare del rapporto tra lunghezza e diametro.
Sino a qualche anno addietro i corpi dei popper erano in balsa o schiume poliuretaniche verniciate. Risultavano molto resistenti ma con un peso specifico piuttosto elevato con la conseguente difficoltà di lancio. Le generazioni recenti sono quasi tutte in foam a media densità ma risultano facilmente lavorabili e sagomabili, di peso contenuto e facilmente lanciabili; il rovescio della medaglia è la delicatezza ed il morso di un serra può irrimediabilmente rovinare il nostro artificiale, problema del tutto secondario se il danno alla mosca ci ha fruttato un bel pesce.

Bob’s Banger di Popovic, un Cilinder Popper con testa intercambiabile..

Uno degli artificiali più famosi è il Bob’s Banger di Bob Popovics. Anche in questo caso sono nati una marea di modelli ed oggi ci si perde nella varietà disponibile sul mercato.

Red Head Popper, un altro classico efficace su molti predatori

Impiego.
E’ una delle famiglie di artificiali più intriganti perché comporta sempre un attacco in superficie ma non è sempre utilizzabile anzi, lo è solo laddove ci sia evidente segno di predazione superficiale oppure dove sia certa la presenza di pesci portati ad attaccare in superficie. Nei nostri mari è da indirizzare principalmente a serra e lecce dalla riva o, comunque, nell’immediato sottocosta ed alle lampughe in altura.
Il popper, di qualunque forma o dimensione, non imita nulla di preciso ma, grazie al rumore ed allo spostamento d’acqua, attiva l’istinto predatorio dei pesci che lo individuano come una preda in fuga. Proprio per questo motivo il recupero è tanto più produttivo quanto più è veloce e lo stripping a 2 mani è pressoché indispensabile per tutti destinatari della nostra insidia.
Considerando che i predatori individuano le prede utilizzando diversi sensi tra cui vista e olfatto ma anche e soprattutto attraverso le percezioni captate dalla linea laterale si possono utilizzare con convinzione i popper anche di notte o nelle ore di luce molto bassa.

Slider


Questi artificiali sono una derivazione del popper . Sono anch’essi artificiali galleggianti ma terminano con un profilo anteriore appuntito, smussato che ne cambia enormemente l’azione in pesca. Strippati velocemente producono una vistosa scia, muovono pochissima acqua ed il suono è praticamente nullo. Tendono ad imitare piccoli o medi pesci in fuga appena sotto o sopra il pelo dell’acqua.
Impiego.
Fondamentalmente lavorano e vengono impiegati alla stessa stregua di un popper ma quando si desidera una azione di superficie con minor rumore e spruzzi. Recuperato a palla può essere produttivo su serra che stanno predando aguglie o su spigole attive su branchi di muggini.

DM Mullet Slider.


Mosche particolari.

Tra gli artificiali particolari ritengo valga la pena di citare quelle ritenute, a ragione, più innovative e fuori dagli schemi tradizionali.
La Crease Fly è sicuramente una di queste e la sua ideazione è del Capt. Joe Blados. La Crease è stata concepita per pescare sulle mangianze di pelagici ma ha rivelato immediatamente le sue grandi potenzialità anche su striped bass e blue fish sulla East Costa americana. Dopo qualche tempo ha fatto la sua comparsa anche nei nostri mari ed è diventata uno degli artificiali che tutti abbiamo nelle nostre scatole e si dimostra molto catturante in mangianza come su branchi di lampughe ma anche nella pesca costiera a spigole, serra, lucci di mare, lecce ed altri.
E’ una mosca di superficie ma non si può certo definire un popper da cui differisce enormemente nell’azione. Strippata velocemente crea molto meno rumore di un popper tradizionale ma crea una scia ed una turbolenza che incuriosisce ed attira ogni tipo di predatore. E una mosca concettualmente semplice ed è composta da un pezzo di foam sagomato e piegato (dal termine crease appunto) ricoperto con colori e pigmenti vari tendenti ad imitare svariate tipologie di esche.

Crease Fly, l’innovativa creazione di Joe Blados.

Impiego.
Per la sua caratteristica di mosca “ibrida”, non classificabile come popper ma nemmeno come esca “sommersa” trova parecchi impieghi in situazioni difficili. Ha regalato ottime soddisfazioni su branchi di lampughe che non degnavano di uno sguardo le esche sotto o che seguivano i poppers sin sotto la barca per poi rifiutarli. La caratteristica di mosca “intermedia” probabilmente richiama all’attacco i predatori che ci vedono qualcosa di diverso.
Stesso effetto sortito su piccole e media lecce o su serra sospettosissimi.
I risultati migliori si ottengono con un recupero supersonico.

Il Gurgler è stato ideato da Jack Gartside specificamente per insidiare gli striper. Anche in questo caso si tratta di un’esca di superficie che differisce notevolmente da un popper. Di nuovo un pezzo di foam sagomato e fissato alla parte superiore dell’amo, lasciando una sorta di paletta sporgente oltre l’occhiello. La paletta genera un effetto planante che permette alla mosca di muoversi a galla ma con movimenti dall’alto al basso e viceversa. Le hackles inferiori muovono parecchia acqua formando notevole turbolenza che, ovviamente, attira i predatori. Anche questo artificiale, appena giunto nei nostri mari, si è rivelato come una delle migliori mosche di superficie e molte lecce e serra ne hanno fatto le spese. Anche la spigola, quando preda in superficie, ne rimane spesso ingannata.
Impiego.
Anche se concettualmente molto diverso dalla Crease ha diverse similitudini di impiego. La tendenza ad emettere parecchia turbolenza con poco rumore e la capacità di viaggiare quasi intrappolato nella superficie lo rende molto appetibile ad ogni tipo di predatore, dalla spigola al serra, dalla leccia alla lampuga.

Gurgler secondo il dressing originale di Gartside.

Per incrementare il potere della paletta anteriore ed ottenere un movimento di sali scendi a ridosso della superficie si può usare una coda intermedia.
Lo stripping, tanto per cambiare, è di nuovo veloce o velocissimo.

Crab. Artificiali nati per la pesca sulle flats ed indirizzate principalmente a bonefish e permit si sono rivelate catturanti anche nei nostri mari in parecchie situazioni. Ho iniziato ad utilizzare queste imitazioni tempo addietro dopo aver analizzato il contenuto stomacale di una discreta spigola. Ebbene non c’era traccia di piccoli pesci ma una grossa quantità di granchi di sabbia. Durante il periodo tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera i granchi di sabbia entrano in muta e sono decisamente vulnerabili ed è proprio questo il momento in cui le spigole (ma non solo) ne fanno incetta e nei momenti di mare torbido o durante una scaduta la resa del granchio è notevole.
Pesco spesso e convinto con questa famiglia di artificiali e credo che aprirà presto nuove vie che portano alla cattura anche di pesci grufolatori come mormore e orate.

DM Blue Crab.

Impiego.
Se nei mari caraibici il granchio è utilizzabile ovunque, nei nostri mari ha una applicazione piuttosto limitata ma, in alcuni momenti già precedentemente citati, ha una resa notevolissima soprattutto con le spigole. Si impiega su fondali sabbiosi o melmosi con una coda intermedia o sinking tip e, dopo il lancio, si deve lasciar depositare sul fondo per poi muoverlo con strippate corte e molto lente per imitare l’andatura di un granchio di sabbia vero. Le abboccate sono nette ed è importante non perdere il contatto con l’esca per ferrare al momento giusto. La ferrata può essere ritardata di qualche frazione di secondo perché la spigola ci impiega un attimo prima di accorgersi che è un inganno e ferrarla dentro la bocca piuttosto che in punta di labbra offre una presa decisamente migliore.
Con questa esca è vivamente consigliato un amo senza ardiglione perché quasi sempre l’artificiale buca quasi in gola e la slamatura risulta complessa.

Squid. Esca ampiamente utilizzata dai PAM salati d’oltre oceano sia per lampughe e tonni in offshore che per striper e serra inshore. Da noi è ancora poco considerata e sino a poco tempo addietro ci credevo poco poi, controllando lo stomaco di una spigolona catturata da Matteo (in fotografia) ci accorgemmo che era vuoto, l’unico rimasuglio dell’ultimo pasto del pescione era un becco di seppia che, nel periodo invernale, accosta e rende verosimile l’ipotesi che spigole ed altri predatori se ne cibino abitualmente anche in acque bassissime.

DM Silisquid.

Impiego.
Su questa esca non ho ancora esperienza di catture ma sono convinto che dia la miglior resa di notte, in inverno e con strippate lunghe e non troppo veloci. Di notte e d’inverno semplicemente perché seppie e totani accostano nelle giornate più fredde, in particolare dopo il tramonto e prima dell’alba. Lo stripping immagino debba essere più lento dell’imitazione di un pesce ma non troppo considerando che i totani si pescano a traina sino a 3 o 4 nodi.

Dalle considerazioni su questi ultimi artificiali avrete capito che, almeno nei nostri mari, ci sono ancora tante cose da scoprire e ciò che oggi sembra impossibile magari diventerà realtà grazie a quel po’ di follia e di curiosità che spinge noi pescatori del mare a tentare sempre qualcosa di nuovo nella spasmodica ricerca di un nuovo confine da varcare. Come da sempre succede in acque interne anche in mare nulla si può dare per scontato ed un profondo spirito di osservazione miscelato ad una equa dose di fantasia possono, giorno per giorno, allargare gli attuali ristretti orizzonti.

Fabrizio Moglia
(per gentile concessione di Sedge & MayFly)