ASPIO CON LA MOSCA



Non se ne può più ! Oggi tutte le acque, in particolare quelle del piano, sono infestate da pesci alloctoni….. siluri, lucioperca, bass, barbi spagnoli e aspi. Pesciacci invasivi, che soppiantano le popolazioni autoctone, si ma quali popolazioni ?

Una piccola provocazione solo per dire che è ora di finirla con le facili sentenze circa i pesci alloctoni. Sarà pur vero che alcuni fanno danni e compromettono equilibri naturali ma, ogni tanto, dovremmo pensare che anche la carpa è un clandestino ma, dopo tanti anni, gli abbiamo dato il permesso di soggiorno.

Se proviamo a frequentare i fiumi della Pianura Padana ci accorgeremo presto che ospitano un po’ di tutto tranne gli abitatori storici quali barbi e cavedani. I barbi comuni sono stati quasi completamente soppiantati da quelli spagnoli, i cavedano da breme, gardon e carassi. I predatori autoctoni sono quasi spariti ed il luccio ha lasciato il posto ai siluri ed al lucioperca ed all’aspio.

Io non sono certo un fautore del pesce alloctono però sono ben convinto che, in ambienti particolarmente compromessi, sia una fortuna la proliferazione di queste nuove specie.
E visto che ci sono e sono a due passi da casa di chiunque abiti in Padania, vediamo di capire chi sono, dove si trovano e come insidiarli.

L’aspio, in particolare, è lo “straniero” più lunatico ed interessante sia per la difficoltà di cattura che per la taglia e la difesa.

Descrizione

L’aspio (Aspius Aspius) appartiene alla famiglia dei ciprinidi ed è indubbiamente un predatore. Presenta corpo affusolato e compresso lateralmente fittamente coperto di squame argentee, una grossa pinna caudale falciforme e orlata di nero, pinne ventrali molto sviluppate e spesso velate di arancio, testa appuntita, bocca ampia e sprovvista di denti e mascella prominente. La taglia massima riscontrata nei paese di origine è di circa 13 kg per 110 cm mentre in Itaglia, al momento, gli esemplari più significativi sono nell’ordine dei 5/6 kg per 85 cm circa.

Habitat

Ormai ha colonizzato quasi tutti i fiumi di pianura ed è molto diffuso in Po (dalla diga di Casale Monferrato a valle), in Adda (in prossimità della confluenza con il Po a Castelnuovo Bocca d’Adda), in Tanaro, in Bormida, in Ticino, in Mincio e, sicuramente, in molti altri affluenti minori. Gli unici requisiti che richiede sono una costante presenza di pesce foraggio ed una discreta corrente per cui è presente praticamente ovunque. Se dobbiamo cercarlo in un nuovo spot è bene insistere nelle zone di corrente allegra, in particolare al fondo delle spianate, oppure a valle di un salto d’acqua o in zone dove 2 spianate sono collegate da una serie di veloci correntini. La profondità dell’acqua è del tutto ininfluente e si possono vedere aspio in caccia in correntine profonde 20 cm a rigiri di corrente con alcuni metri d’acqua.

Per verificare se un posto che non conosciamo è frequentato dall’aspio basta osservare il tratto all’imbrunire. Se osserveremo bollate “strisciate” oppure cacciate impetuose possiamo star certi che il nostro pennuto amico è presente.

Periodi

E’ un pesce attivo durante tutto l’anno anche se la maggiore attività si verifica durante la tarda primavera ed inizio estate e poi all’inizio dell’autunno. In questi periodi si porta in prossimità della superficie e si manifesta con cacciate esplosive verso i piccoli pesci oppure in bollate plateali su sedge ed altri insetti. Non appena la temperatura dell’acqua si riabbassa torna negli strati più profondi e diventa ostico per la nostra tecnica di pesca. Anche in piena estate e con caldo torrido si trovano aspi in attività ma solo ed esclusivamente all’alba e dopo il tramonto e, da quello che ho potuto osservare, anche a notte fonda.

Attrezzature

Premetto che non si tratta affatto di attrezzature specifiche o dedicate ma, indubbiamente, di materiale che impieghiamo per altri pesci e che ben si presta alla cattura degli aspi.
Dividerei l’attrezzatura fondamentalmente in 3 gruppi ovvero:

- Attrezzatura da cheppia. Si può utilizzare con le stesse mosche da cheppia oppure con piccoli streamer bianchi, Silver, chartreuse ecc. e consiste in una canna 9’#8, un qualunque mulinello caricato con del Cobra o altra piattiva similare (da utilizzare come running line) ed una shooting taper 8 o 9 IV° di affondamento. Per finale va benissimo un conico da 9’ con punta del 25 circa. (inutile salire troppo pensando nell’improbabile incontro con siluri, perca ecc, tanto, se Vi capitasse di incannare un siluro con questa attrezzatura, Vi conviene drizzare la canna e chiudere piuttosto che perderci un paio d’ore già sapendo l’inevitabile esito della battaglia).

- Attrezzatura da secca. E’ composta da una canna per code medie ma di lunghezza superiore alla media per aiutare nei lanci lunghi, necessari nei grandi fiumi del piano. Una buona 10’#4 o #5 permette di affrontare qualunque situazione. Come coda una DT4 o DT5 galleggianti sono perfette, in alcuni casi è preferibile una WF4 o WF5 per darci un po’ di “brio” in più sulla distanza o in presenza di vento o, al limite, per lanciare piccolissimi popper. Un finale conico o a nodi di almeno 9’ (meglio 12’ con acqua molto trasparente e luce alta) con tippet dello 0,16 o 0,18 è tutto ciò che ci serve a completare il nostro “dry kit”.

- Attrezzatura da popper. L’ideale è una 9’#6 con relativa coda WF6 galleggiante ma, per evitare di acquistare una canna specifica, una #5, #6 o #7 sono comunque utilizzabili. Con i popper, seppur di piccole dimensioni, eviterei accuratamente la coda DT in quanto non ha abbastanza potenza in testa. Il finale deve essere conico, da 9’ con punta del 0,22 o 0,25 che risulta sovradimensionato verso le nostre prede ma che non imparrucca su lanci lunghi con artificiali voluminosi.

Avrete certamente notato che non ho fatto menzione di mulinelli (a parte nell’attrezzatura da cheppia) ed è voluto in quanto non sono elemento determinante per la pesca dell’aspio. Sia che peschiamo a popper che a secca impieghiamo sempre terminali molto robusti che non richiedono certo l’aiuto di una eccellente frizione per il salpaggio di pesci medi come gli aspi.

Alcuni particolari da non dimenticare sono una fonte luminosa (tenete presente che quando bollano di sera continuano ben oltre la calata del sole e capita molto spesso di tornare alla macchina con il buio pesto), un buon repellente per zanzare (pescare al tramonto su un fiume del piano a giugno o luglio è da brivido) e, per i più sofferenti alle punture, un cappello con zanzariera.

Artificiali

Anche per le imitazioni dividerei il tutto in 3 categorie ovvero:

- Mosche da cheppia o generiche. In questa categoria rientrano tutte le mosche normalmente impiegate per la cheppia dando la preferenza ai colori meno accesi ed al bianco. Di seguito alcuni esempi che mi hanno reso buone catture in diversi fiumi ed in diverse località.

- Sedge. Dipende molto da cosa schiude in un determinato ambiente ma, nella maggior parte dei casi, incontreremo piccole sedge scure e, proprio a queste, dovremo ispirare le nostre imitazioni. L’unica accortezza è quella di usare materiali molto galleggianti e quanto più possibile idrorepellenti per evitare che si imbibiscano di acqua e perdano galleggiabilità. In assenza di schiuse evidenti funzionano bene grossi Stimulator, sempre di colore scuro e molto rumorosi.
Anche in questo caso allego alcuni esempi catturanti su quasi tutti i fiumi:

- Micropopper. Per i popper il discorso si fa un po’ più complicato perché non esistono sul mercato prodotti adatti a questa tecnica. Le 2 caratteristiche fondamentali di un buon popper da aspio sono la rumorosità elevata e la dimensione ridotta; 2 elementi difficili da coniugare. Per ottenere questo risultato ho semplicemente modificato artificiali molto noti come il Bob’s Bunker, la Crease Fly e il Gurgler. Sono esche di estrazione saltwater ma che, opportunamente ridotte di volume, funzionano egregiamente anche sugli aspi.

Tecnica

I primi aspi si catturano, normalmente, in modo casuale mentre si insidiano le cheppie e, tutto sommato, c’è una logica visto che sono predatori e si nutrono spesso di piccoli pesci e, guardacaso, alcune mosche da cheppia sono esattamente l’imitazione di pescini.
In realtà ci sono tecniche di pesca decisamente più selettive e produttive, sia in termini di quantità che di qualità.

Partendo dal presupposto che l’aspio caccia prevalentemente in superficie e che non si nutre solo di pesci dovremo adattare la nostra tecnica al periodo dell’anno ed all’ora del giorno.
In tarda primavera e verso il tramonto risultano particolarmente attenti al novellame ma anche agli insetti, in particolare a sedge in ovodeposizione o emergenti. Per insidiarli in questi momenti è utile ricercarli nei correntizi bassi e veloci e pescare sulla bollata. Attenzione ad un errore frequente ! A differenza di trote o temoli, gli aspi, si spostano in continuazione quindi è inutile accanirsi sulla singola bollata che difficilmente si ripeterà in quel punto preciso. Molto meglio far pattinare la nostra sedge in quei punti invitanti come zone di giunzione di 2 correnti o acque relativamente calme adiacenti ai correntoni turbolenti. Il pattinamento deve essere evidente e a scatti per meglio stimolare l’aggressività dei pesci e, per ottenere questo risultato, è utile lanciare molto lungo, perpendicolarmente alla corrente e con uno stripping nervoso sommato a rapidi movimenti del vettino far letteralmente saltellare la nostra sedge. Alcuni mending possono essere di aiuto per far pattinare e non dragare l’imitazione…….. il rate di abboccate con mosca pattinata a saltelli è enormemente più elevato che in dragaggio.
Effettuando questo tipo di pesca (praticabile sia da riva che dalla barca) è importante sondare ogni zona senza trascurare l’immediato sottoriva dove, spesso, si mettono in caccia gli esemplari più grossi.

Un'altra tecnica molto divertente è quella con i poppers. Si utilizzano artificiali piccoli ma molto galleggianti e in grado di produrre una forte turbolenza. A differenza del popper per bass o lucci che è estremamente lento, quello dell’aspio deve viaggiare a velocità elevata, come se si pescasse in mare.
Si lancia il popper verso le rive (se si pesca dalla barca) , gli ostacoli sommersi o centro fiume (se si pesca in wading) e si inizia immediatamente uno stripping molto veloce. Normalmente bastano 3 o 4 lanci per ottenere i primi inseguimenti e capire se gli aspi ci sono e, soprattutto, se sono in attività. Il numero di inseguimenti è sempre piuttosto elevato ma il numero di attacchi è decisamente legato al tipo di artificiale e, molte volte, basta cambiare popper per vedere i pesci avventarsi sulla nostra insidia con foga.

L’ultima tecnica, a mio avviso, molto meno entusiasmante, è quella con streamers classici ad imitazione di piccoli ciprinidi in fuga. Con questa tecnica si pesca poco sotto il pelo dell’acqua con artificiali esili e molto “flashanti” recuperati in modo veloce. L’abboccata è netta ma meno visibile anche se, ad onor del vero, devo ammettere che questo sistema è quello che, sino ad oggi, ha regalato le catture di taglia maggiore.

La difesa dell’aspio è decisamente interessante e superiore alle media di altri pesci d’acqua dolce. Parte con decise testate in superficie, si lancia in belle fughe e, talvolta, si esibisce in salti acrobatici. A differenza di altri ciprinidi, lotta strenuamente sino a quando è spiaggiato e non basta fargli “prendere” aria per domarlo.

In definitiva possiamo dire che si tratta di una pesca relativamente semplice ed alla portata di tutti anche se capitano alcune serate in cui il fiume ribolle e non si riesce a cavare un ragno dal buco e, forse, è proprio questa prerogativa e propensione ai cambiamenti che fanno dell’aspio un avversario degno di nota e quasi sopportabile pur essendo un pesce d’acqua dolce.

Fabrizio Moglia

(per gentile concessione di Sedge & MayFly ; lo stesso articolo lo potete trovare sul n° di Giugno 2005 della Rivista)