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La mosca va dove ti porta il cuore? Sbarcammo insieme con la stessa frenesia su una nuova sponda, km di solitari beach, ma presto mi seminarono per lo slancio e quei cm in più che li facevano camminare sulle acque spediti, con lo sguardo verso quel blu mozzafiato...il sole pungeva implacabile e mi trovai ad una svolta:inseguirli goffamente nella laguna, percorrere la spiaggia verso ovest, avanzare nellacqua trasparente, restare sotto allombrellone? Naah, quindi con la sfida nel cuore, prosegui da sola verso est! La piccola frangenza mi rinfrescava e mi dava allegria. Il fondale non era più bianchissimo, delle formazioni di alghe marroni, creavano delle ombre nellacqua, gli aliseii mi solleticavano e rinfrancavano nel cammino, fissavo al largo davanti a me per presagire larrivo di qualche preda e provavo una sensazione ma vissuta prima nellessere così sola in un paradiso solo sognato. Ogni momento di quel viaggio mi aveva regalato immagini splendide di panorami da cartolina, ma in quellistante realizzai che mi trovavo in una scena mai girata prima ed immensamente forte. Passò una nuvola che velò per un attimo quel faro bianco in cielo e la luce cambiò, repentina tornò abbacinante e davanti a me captai la differenza, unombra? Dei prismi argentati che si spostavano rapidi - dimmi che è lui!- Non cerano pellicani a improvvisare una mangianza sotto le loro gole capienti, nessun tuffo indicatore, non cerano gabbianelle spettinate dal vento spettatrici dei miei lanci improbabili, non cera un vero pam con me, ma dincanto cera lui. Non potevo sbagliare, non avevo tempo da perdere e non dovevo spaventarlo. Lanciai più col cuore che con la tecnica, ma ce ne misi tanto e lasciai andare indietro la coda senza fretta,ma decisa, spinta del polso, il ritorno lungo diritto. Miracolo! poggiai la mosca proprio dove voleva il mio inconscio, poco più avanti a lui, che indubbiamente annebbiato anchesso dai fluidi di Santa Teresa, avanzava convinto in quella direzione. Per un attimo lunghissimo solo il rumore pulsante del mio battito cardiaco, poi il contatto, la ferrata e la sua fugaaaaaaaaa. Non dimenticherò mai lo sssszzzzzzzz del MIO backing sfilato a tutta velocità, il panico e leuforia di riavvolgerlo per riportarlo a me. Il giocare con la canna e guidarlo a destra e a sinistra in curve maestose, lo volevo. Mi apparve nella sua bellezza fiera, specchiato ed orgoglioso, di bella taglia, ma era seguito da un lampo scuro, il pericolo. Compresi la presenza di una barra famelico, velocissimo dietro lui, recuperai alla svelta e lo presi e capovolto lo slamai col timore di fargli del male. A questo punto urgeva una foto, nessuno avrebbe creduto. Ma temevo potesse soffrire di quel tempo fuori dal suo elemento, ero unospite invasivo e desideravo rilasciarlo al più presto. Infatti maldestramente fermai limmagine e lo liberai con riconoscenza, mentre la fotocamera mi si sflilava dalla tasca della camicia e cadeva nellacqua bassa. Felice allennesima potenza di vederlo sparire nel blu, non galleggiante, mi sedetti soddisfatta sulla sabbia della mia prima vera cattura in solitaria e tirai un gran sospiro. Mi sorpresi a ridere della mia goffaggine, dellemozione da neofita, dei sentimenti non propri di un pam, dei timori di averlo maneggiato con rispetto, ma fiera di averlo considerato un amico. Il mio amico bone. Più tardi quando raggiunsi gli altri, nessuno credette del tutto al mio racconto, anche perché la schedina della digitale si poté rivedere solo in Italia, ma cè chi curioso tentò un lancio verso quella curva di sabbia lontana e rise delle mille orme di piedini sul bagnasciuga e di due inconfondibili impronte rotonde..(_ !_) che sembravano dire: La fortuna di una principiante a Espenky è pari alla sventura di un bonefish disorientato da un costume fucsia. |
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