Il cambio di stagione
Fabrizio Moglia

Nella seconda metà del mese di aprile, ogni anno, lungo le sponde della Dora Baltea, si ripete un evento caratterizzato dalla frenesia, dalla fretta e, spesso, dalle illusioni.

Il fiume, proprio in questo periodo, subisce una netta trasformazione sia per i livelli che ritornano a condizioni normali dopo la secca invernale, sia per le schiuse che cominciano ad interessare insetti di grandi dimensioni quali le Epheorus Veriegate. Le grandi trote, presenti in buon numero, cambiano radicalmente posizione e, da quella tipicamente invernale legata alle buche più profonde, passano alle postazioni estive caratterizzate da acque basse e correnti ove, con minore sforzo, riescono a predare le mosche.

La fretta e la frenesia che traspaiono in modo evidente da tutti i pescatori con la mosca sono legate al poco tempo che l’evento consente. Ed il tempo è davvero poco perché le schiuse sono esclusivamente serali ed iniziano puntualmente dopo le 8 e trenta ma il buio, in questa stagione, arriva poco dopo le nove. E’ poco anche perché sono gli ultimi giorni in cui il Fiume rimane pescabile infatti, durante la prima settimana di maggio, inizia il disgelo e le sue acque si alzano, si sporcano e si raffreddano per cui cessano tutte le attività in superficie.

Le illusioni sono frutto di tanti anni di racconti veri ma, spesso, modificati dal tempo che, notoriamente, permette ai pesci pescati di crescere ed a quelli “persi” di ingigantirsi. Ricordo una bella trota di oltre due chili catturata alcuni anni addietro dall’amico Bruno che, in soli quattro o cinque anni, ha sentito crescere il Suo trofeo di almeno altri due chili. Spesso si sentono i racconti di trote mitiche viste o strappate da qualche pescatore che, regolarmente, non sono io.
Ogni sera, ognuno di noi parte con la convinzione di mettersi in attesa di un qualche pesce segretissimo e gigantesco per poi accorgersi che tutti sanno dove si trova e, quando qualcuno lo cattura, che, magari, non era neanche enorme.

Nonostante tutto, le ultime sere di aprile, una fitta schiera di pescatori corre dalla vicina città al fiume ed è interessante osservare la netta differenza tra quelli attratti dal fiume e quelli che fanno semplicemente parte di un contesto. I primi ci sono ma non si vedono e, normalmente, stanno da soli mentre, i secondi, si raggruppano e, spesso, non riescono a cogliere l’atmosfera pacata ma elettrizzante che è l’essenza del fiume.

Ricordo con piacere le serate di aprile del 1997 in cui, finita la pesca, ci si fermava con gli amici ad osservare estasiati la cometa di Halley che in quel periodo era particolarmente visibile mentre, dalla densa oscurità del fiume, giungeva il suono inconfondibile delle bollate che continuavano ben oltre il momento in cui si smetteva di pescare.

Nella tante sere passate sul fiume i pensieri corrono veloci e spaziano su mille sensazioni e mille ricordi legati al fiume ma anche alla vita ed, in alcuni casi, passano nell’intimo brucianti come una frustata a rammentarci che il tempo non da e non ha tregua e che ogni attimo è una scheggia di vita ; che , mentre il fiume ci attrae come una potente calamita, i figli crescono ed i genitori invecchiano. Quando Norman Mc Lean scrisse alla conclusione del Suo libro “sono ossessionato dalle acque” forse parlava di tutto questo ?
Io non ho una risposta ma sono conscio che l’acqua mi chiama con prepotenza ed è parte di me
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