Everglades 2007


Testo di Fabrizio Moglia.
Ph. Di Chiara Cecchinato

Nel 2006 avevo pescato un solo giorno nel parco (e non avevo preso moltissimo) ma avevo percepito un grosso potenziale ed un fascino del tutto particolare. Insieme alla voglia smisurata di catturare un grosso tarpon è stata la molla che mi ha fatto propendere per un viaggio nelle Glades, proprio nel mese di aprile che, da quanto mi avevano detto è il mese del tarpon.

Qualche cenno sulle Everglades. Si tratta di una immensa distesa paludosa in cui scende acqua dolce dalle falde del nord e si mischia a quella salata che arriva da sud, ovvero dalle Florida Keys.

Un immenso territorio pianeggiante in cui le alture sono talmente rare da meritar menzione.

La vegetazione è rigogliosa ed è composta prevalentemente da pini a nord e mangrovie a sud. Le mangrovie sono ovunque ci sia acqua ovvero dappertutto. E’ un territorio ancora molto selvaggio e completamente disabitato se non da qualche bracconiere o da qualche discendente degli indiani Seminoles.

La fauna è straordinariamente ricca e si possono osservare animali in qualunque zona. Coccodrilli americani, alligatori (spesso anche in mezzo alla strada), tartarughe marine, tartarughe alligatore, astori e rapaci vari, ibis bianchi e scarlatti, lamantini, pantere delle everglades, mocassini acquatici e pitoni…….insomma, di tutto e di più. Per saperne di più potete consultare questo sito www.nps.gov/archive/ever/eco/profiles.htm

E la fauna che interessa noi PAM ? Beh, quella annovera tanti ma tanti tipi di pesce tra cui, i più importanti, spiccano snook, redfish, ladyfish, spotted sea trout, mangrove snapper, spanish mackerel, bluefish, lemon shark, hammer shark, barracuda e, prima di tutto, i grossi tarpon.

Per fugare ogni dubbio anticipo che è un ambiente che richiede sempre l’ausilio di una guida (e deve essere una buona guida) perché la pesca in autonomia sarebbe infruttuosa e molto pericolosa.

La guida serve innanzitutto per non perdersi ma anche e soprattutto per trovare i pesci che, ovviamente, non sono presenti ovunque e richiedono una perfetta conoscenza di venti, maree e spostamenti di pesce foraggio.

Nelle Glades si praticano essenzialmente 3 tipi di pesca ovvero la pesca a vista su red e snook in acque molto basse, il blind casting per red, snook e seatrout in spot caldi e la pesca a vista dei grossi tarpon.

Pesca a vista.
La pesca a vista è quella più semplice e si pratica in acqua davvero bassa e mai oltre i 30 cm che è il limite di visibilità in acqua così ricca di tannino.
La guida porta nelle flats che, normalmente, si trovano in ampi spazi tra le mangrovie e comincia a sperticare molto lentamente alla ricerca di un qualunque segnale. Quelli più facili da avvistare sono i redfish che muovono grufolando. In queste acque molto basse formano un leggero rigonfiamento dell’acqua che ne tradisce la presenza. Una volta avvistato il pesce si ha 1 lancio utile, in alcuni casi 2. La mosca deve posarsi circa 60/70 cm davanti al pesce ed essere strippata immediatamente e velocemente.
Se le cose sono fatte a regola d’arte si vede la scia accelerare ed attaccare la mosca con impeto ma se questo non si verifica al primo tentativo qualcosa è andato storto e si può fare un secondo tentativo con pochissime chances. A quel punto è bene continuare la ricerca.
Gli snook sono ben più difficili da trovare perché stanno perfettamente immobili sul fondo e la maggior parte delle volte si vedono quando si è troppo vicini e spariscono in una nuvola di fango. Diventano abbastanza visibili e vulnerabili quando sono appostati in acqua non increspata e vicino alle mangrovie. In questo caso è ben visibile la linea laterale ben marcata ed un lancio preciso con stripping immediato produce quasi sempre un attacco violento.

L’attrezzatura ideale per questo tipo di pesca è una canna 9#8, un mulinello #8, una coda WF8 galleggiante ed un finale di 12’ con punta da 16 o 20 lbs e shock leader da 40 lbs. Lo shock leader è un must perché la bocca degli snook è terribile ed anche un pescino da pochi hg è in grado di polverizzare un finale senza SL.
Le mosche che funzionano molto bene sono montate su ami 1/0 o 2/0 a filo sottile, con coral guard in filo da 50 lbs, coda in Craft Fur bianco, testa in ciniglia chartreuse o rosa e hackle palmerate dello stesso colore della ciniglia. Le mosche non devono assolutamente essere piombate e l’affondamento è lasciato al solo peso dell’amo e del Craft Fur bagnato.

Pesca in blind casting.

Si pratica in acque di profondità media, diciamo da 50 cm a 1,5 m e la cosa più difficile è individuare gli spot che ospitano i pesci che, data la profondità, risultano del tutto invisibili. Naturalmente pochi giorni non mi sono bastati per capire tutto ma ho notato alcuni elementi comuni tra i vari spot e poi, ovviamente, ho sfinito la mia guida per farmi spiegare.
Da quello che ho potuto osservare, gli elementi basilari di un buono spot sono:

- Mangrovie morte
- Corrente di marea
- Fondale misto
- Vicinanza di acqua profonda
- Presenza di pesce foraggio

Detto così sembra una stupidaggine ma Vi assicuro che, nell’immensità delle Glades, non è affatto facile individuare gli spot, tanto che anche la guida li ha tutti segnati sul suo GPS.

Questi punti si pescano a raggiera per battere più acqua possibile, cercando di fare meno rumore possibile. Si lancia in mezzo alle radici sommerse delle mangrovie, li lascia affondare il giusto (che varia da zona a zona) e si inizia uno stripping molto veloce sino ad ottenere abboccate che, stranamente, non sono mai violentissime e richiedono un ferrata energica.


Sulla ferrata vale la pena spendere qualche parola per evitare cocenti delusioni.
Pur pescando in mare da molti anni ed essendo avvezzo alla ferrata di sinistra, qualche reminescenza del freshwater mi ha portato ad alzare la canna su alcune abboccate……ebbene, ogni volta che ho commesso questo errore ho regolarmente perso il pesce per cui raccomando vivamente la ferrata a canna dritta e con la sinistra.

L’altra cosa da tener presente è che gli snook, appena allamati, cercano le radici quindi vanno forzati subito per poi combatterli con meno pressione non appena allontanati dalle mangrovie.

L’attrezzatura ideale per questa pesca è praticamente la stessa della pesca a vista con l’unica variante per la coda che deve essere intermedia e la mosca che è leggermente piombata ma con le stesse forme e colori di cui sopra. Una variante sulle esche è rappresentata da quelle che si utilizzano negli spots che danno sul mare aperto. Qui si usano imitazioni più verosimili come le Surf Candy che vanno strippate ancor più velocemente.
Una cosa importante è avere parecchio backing in bobina perché, a differenza delle flats circoscritte, i pesci possono correre e se si incanna qualcosa di grosso il backing non è mai troppo.
Al secondo giorno ho visto un grosso lemon shark vicino alla barca e gli ho lanciato la mosca. Lui l’ha presa senza esitazioni e l’ho tenuto in canna per parecchi minuti sino a che è riuscito a spaccare su un corallo ma, intanto, avevo già parecchie decine di metri di backing fuori.



I pesci presenti in questi spots sono mangrove snapper, ladyfish, snook, redfish, spotted seatrout, serra, mackerel, parecchi tipi di squali e, talvolta, tarpon.

Inutile dire che se si incanna un tarpon con la #8 non ci sono speranze.

Pesca dei “rolling” tarpon.

Questa è la pesca per cui ho scelto le Glades e, ovviamente, quella a cui ho dedicato più tempo e attenzione.
La cosa più difficile è trovare i tarpon in attività e può succedere nelle ampie lagune (come avevo visto lo scorso anno) oppure nei canali anche molto stretti come è capitato durante questo viaggio.
A parte i primi 2 giorni in cui la temperatura era troppo bassa ed i tarpon non si sono fatti vedere, abbiamo poi pescato in una zona chiamata Bob Oyster Creek.
Questa area è tutto un susseguirsi di canali naturali che comunicano tra loro e con il mare. La profondità dell’acqua e di circa 2 metri e tutte le sponde sono maestosi muri di mangrovie. L’acqua ha una percentuale talmente alta di tannino da apparire rossastra anche se, in realtà, ci siamo resi conto che è abbastanza trasparente.

Quando si trovano i tarpon si vedono rollare a decine e si riescono ad avvicinare pur di mantenere un rigoroso silenzio e non provocare rumori o sciabordii. Quando si arriva a tiro basta lanciare di fronte al tarpon, lasciare affondare e cominciare a recuperare con strippate corte e piuttosto lente per avere l’abboccata. E qui verrebbe da dire che il gioco è fatto e invece comincia un gioco molto



Vi racconto la prima cattura per meglio spiegare cosa intendo per gioco duro.

Arrivammo nel canale che il sole si era appena alzato e l’acqua era ancora tranquilla, non increspata dal vento. Appena Mark comincio a spingere la barca e doppiammo il primo angolo, vedemmo alcuni grossi dorsi argentei rompere l’acqua a circa 50 metri da noi. Nel silenzio più assoluto aspettammo che la barca percorresse qualche decina di metri in più per arrivare a portata.
Io ero in prua con canna pronta, coda fuori e ben stirata e Chiara era sulla seggiola con macchina foto accesa e pronta a scattare.
Quando fummo a meno di 30 metri ero impaziente di lanciare ma Mark mi disse di aspettare mentre adrenalina e sudore freddo mi scendevano lungo la schiena.
Arrivammo a 15 metri dai grandi pesci e Mark girò la barca di traverso, piantò la pertica sul fondo e mi disse di aspettare una rollata, di guardare le bolle e poi lanciare di fronte a quelle. Dopo pochi istanti una bella rollata e le bolle. Nonostante l’emozione riuscii a lanciare giusto e posai la mosca poco davanti alle bolle. Lasciai affondare una decina di secondi (mentre altri tarpon rollavano e la mia adrenalina era a 1000) e poi cominciai a strippare. Alla quarta strippata sentii la coda fermarsi e ferrai di sinistra con forza.

Per la miseria, avevo allamato il fondo ! Questo pensai per mezzo secondo e poi il “fondo” partì come un missile è saltò a meno di 10 metri da noi. Chiara ed io rimanemmo a bocca aperta nel vedere quel dinosauro argenteo volare alto nell’aria. Dopo il primo salto fece 2 o 3 fughe assolutamente incontrollabili e poi saltò ancora un po’ più lontano, e poi ancora per 4 volte.
Quando smise di saltare pensai che il peggio fosse passato invece mi resi conto, successivamente, che la battaglia era appena iniziata.
Il pesce non faceva fughe lunghissime ma cercava continuamente le mangrovie ed ogni volta bisognava forzarlo all’inverosimile per fargli girare la testa. Ogni volta che si faceva girare, lui partiva verso la sponda opposta e di nuovo sforzo estremo. Talvolta combatteva al centro del canale e sembrava che il combattimento volgesse al termine ma non era così……si stava solo riposando per ripartire come una furia.
Dopo 30 minuti ero madido di sudore ed ansimavo come un lamantino in calore ma il bestione continuava a tirare e tirare.
A 45 minuti non ragionavo più e agivo solo d’istinto……..se il pesce tira a sinistra forzare violentemente dal lato opposto e viceversa. Mark mi fece notare che il pesce aveva cambiato respirazione ed iniziava a salire per la respirazione polmonare (il tarpon ha la doppia respirazione). A differenza di ogni altro tipo di pesce, ogni volta che respirava, ripartiva rinvigorito.
Io ero al limite e non avevo idea di quanto potessimo resistere……e soprattutto di chi avrebbe ceduto !
Era passata circa 1 ora quando il pesce si lasciò, finalmente, portare alla barca. Mark gli infilò delicatamente il raffio nella fessura mandibolare è lo issò a borso dove potei alzarlo (nello sforzo estremo) per la meritata fotografia e la pesa. Subito dopo il meritatissimo rilascio, non prima di una lunga ossigenazione. Era il mio primo tarpon da 90 libbre e non avevo un muscolo che non fosse dolorante.

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