Baffoni a mosca!


Quando sentii alcuni amici parlare di siluri a mosca mi sovvenne un unico pensiero….. che schifo!!!

E rimasi di quell’idea a lungo, praticamente sino a quando non mi trovai un grosso siluro in canna. Da quel momento continuai a guardare i siluri con un certo ribrezzo ma considerandoli avversari di tutto rispetto.



Una canna per coda 12/13 strapazzata da un grosso siluro.



Un siluro oltre i 170 cm appena salpato
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Devo dire che iniziai a pescar siluri quasi per caso e solo in momenti particolari ovvero durante le piene, quando i fiumi sono marroni e non pescabili con la mosca….. o per lo meno non pescabili con tecniche tradizionali su pesci consueti.

A differenza dei pesci minori, il siluro si mette in forte attività proprio in quei momenti in cui l’acqua è molto più alta del solito e praticamente marrone. Gli amici che già praticavano quel tipo di pesca mi mostrarono alcuni spot, le imitazioni utilizzate e cominciai a vagare per i fiumi della pianura Padana proprio quando le acque erano alte e sporche.

Feci diversi tentativi a vuoto per arrivare al primo strike ! Quando arrivò ne fui parecchio colpito perché, nonostante pescassi con una canna del 12, mi ritrovai a fare il tiro alla fune con qualcosa che sviluppava una potenza inusuale per le nostre acque interne. Dopo pochi minuti si slamò ma la percezione di tanta potenza mi portò ad insistere ed oggi, ogni volta che una grossa perturbazione fa crescere i livelli, vado regolarmente a cercare i baffoni.

Il siluro è il pesce maledetto, quello che ha invaso molte acque del piano e che ha indubbiamente soppiantato i predatori autoctoni. Non sono certo favorevole alla proliferazione dei pesci alloctoni però credo che in alcuni fiumi, dove la qualità dell’acqua non consente più la vita dei predatori nostrani, il siluro sia diventato una sorta di equilibratore naturale. E questo lo dico davvero convinto perché basta osservare da vicino gli ambienti letteralmente infestati dai siluri per rendersi conto che ci sono altri pesci e in grande quantità. Un esempio su tutti è il Po a valle di Piacenza. Durante gli sbalzi di livello si possono osservare decine e decine di siluri scodare e, nonostante una presenza così massiccia, abbondano gli altri pesci. Tra l’altro ho osservato con attenzione il contenuto stomacale di alcuni grossi siluri pescati dai locali a spinning o a fondo e non ci ho visto nemmeno una cheppia, neanche nel 2005 che ha visto una risalita copiosissima.
In più c’è da aggiungere che se le prede sono alloctone è probabile che si instauri un equilibrio anche verso i predatori alloctoni; basti pensare che nello stesso tratto di Po vivono grandi popolazioni di aspi, breme, barbi…. Si, barbi spagnoli, lucioperca e carpe…..a proposito, ci siamo forse dimenticati che le carpe sono state immesse dagli antichi romani e sono totalmente alloctone ?


Un altro siluro di ottima taglia si dibatte violentemente in piena corrente.

Chiaramente non sto facendo un elogio al siluro ma ritengo utile fare informazione contro la demonizzazione di questo grande pesce che mi ricorda molto una storia già vista……. quando ero bambino ed i lucci erano numerosissimi, purtroppo, ho assistito a carneficine di esocidi (in particolare nelle rogge del Ticino) perché c’era chi sosteneva fossero dannosi per le marmorate ed i temoli.

Ma veniamo alle tecniche che permettono di pescare con la mosca questo “dinosauro” di casa nostra.

Fondamentalmente esistono 2 tipi di azione dettati dai livelli.

La pesca con acque molto basse è quella che permette di pescare durante le calde serate estive ed avviene esclusivamente sulla cacciata. Generalmente produce pesci medio piccoli.


Classica situazione di acque basse e lente. Di fronte al ghiareto, in sponda opposta, si nota la classica scia che precede la cacciata vera e propria.

La pesca durante le piene è decisamente più impegnativa però ha il vantaggio di essere produttiva durante tutto l’arco del giorno. E favorisce l’incontro con i pesci davvero grossi.


Pesca durante una piena. Si intuisce immediatamente la grossa difficoltà dovuta all’impeto di un grosso pesce in piena corrente.

La pesca sulle cacciate si può effettuare solo dopo il tramonto, dai ghiareti con acqua bassa dove i siluri si portano in caccia, seguendo la minutaglia che, in prossimità della riva, trova rifugio dai predatori.
E’ una tecnica divertente ma richiede una certa dose di pazienza perché “pescare” l’acqua non serve a nulla. Bisogna aspettare la cacciata per poi lanciare la nostra imitazione di fronte al muso del siluro che, nove volte su 10, attacca. Ci sono sere in cui le cacciate sono tantissime e l’unico problema è essere a portata di lancio. In genere i siluri scelgono la zona di caccia in funzione della conformazione per cui risulta relativamente semplice capire dove presumibilmente avverranno le cacciate. Capita però molto spesso di trascorrere lunghe serate in attesa senza vedere nemmeno una cacciata.
La tecnica è relativamente semplice e consiste nell’anticipare la cacciata con lanci lunghi e precisi. Per chi è abituato ad osservare il fiume con attenzione è facile individuare una imminente cacciata semplicemente osservando i movimenti dell’acqua. Quando il siluro entra in acqua bassa produce un spostamento lineare come una piccola onda, poi accelera e crea una scia molto evidente sino a che l’acqua esplode quando sferra un attacco. Se si riesce a lanciare la mosca davanti alla scia ed a farla passare davanti al muso del siluro lo strike è quasi certo.
Come dicevo in precedenza, questo tipo di pesca produce, in genere, pesci di taglia medio piccola, difficilmente superiore al metro. Questo è abbastanza normale considerando che i siluri davvero grandi si troverebbero in notevole difficoltà a cacciare in 30 o 40 cm d’acqua.
Per la pesca in acque lente e basse sono sufficienti canne per #8 o #10, un buon mulinello con una discreta scorta di backing, una coda WF 8 o WF10 intermedia o galleggiante, un finale di 9’ con punta da 25 lbs e mosche con pochissima piombatura e, in alcuni casi, totalmente spiombate. Considerando che si pesca in acque lente e che la taglia dei pesci è contenuta è un’attrezzatura più che idonea e, se anche capitasse di allamare un esemplare di qualche kg in più dei soliti 5 o 6 kg, basta usare un po’ di pazienza per salparlo.


Altra situazione tipica della pesca in acque basse e lente.

La pesca durante le piene si effettua in ambienti diversi, con acqua veloce, turbolenta e quasi sempre in prossimità di ostacoli che rompono la corrente. Anche in questo caso le ragioni sono semplici…..durante le piene tutto il pesce foraggio cerca riparo dalla furia dell’acqua nella zone tranquille o riparate e proprio lì il siluro sa di poter cacciare con tutta tranquillità, aiutato anche dalla visibilità vicina allo zero. Al glanide non serve vedere la preda……con i lunghissimi baffi è in grado di individuare le più impercettibili vibrazioni.

La pesca durante le piene può essere per tentativi o molto mirata. Per procedere per tentativi occorre conoscere molto bene il posto e si può sondare l’acqua cercando di muovere l’artificiale vicino al fondo ed in prossimità degli ostacoli.
La pesca mirata richiede lunghe camminate lungo i fiumi sino ad individuare qualche siluro in caccia. In queste condizioni non si vedrà certamente la scia caratteristica delle acqua calme e basse ma la coda uscire; segno inequivocabile di un siluro che è andato in tailing per prendere una preda sul fondo. Quando si vede una coda emergere è utile insistere parecchio nel punto in cui si è verificata la cacciata perché è molto consueto che il predatore stazioni in quel punto cibandosi con cnontinuità. Anche in questo caso bisogna sondare la zona cercando di passare radenti il fondo e, se non succede nulla, tentare con diverse imitazioni sino a trovare quella gradita.

In questi momenti entrano in attività i pesci di taglia maggiore e, ad ogni strike, c’è il rischio di trovarsi quasi 2 metri di pesce all’altro capo della lenza. Quando uno di questi bestioni allamati prende una corrente a scendere c’è poco da fare se non scendere per tentare di recuperarlo più a valle.


Ancora un siluro, in questo caso piccoletto, allamato in acque particolarmente turbolente.

Per questa tecnica le attrezzature sono completamente diverse da quelle usate con acque basse. La canna non può essere meno di una #12, il mulinello deve essere davvero robusto e contenere parecchio backing da almeno 50 lbs, la coda può essere una 450 grains Deep Finder, il finale di circa 9’ in fluorocarbo da 50 o 70 lbs e le mosche pesanti e montate a jig, per poter esplorare anche le buche profonde ma, soprattutto, le correnti più impetuose.
Per entrambi i tipi di pesca vale la pena spendere qualche parola sugli artificiali. I luoghi comuni portano spesso a credere che il siluro si alimenti solo di grosse prede ma non c’è nulla di più sbagliato ! L’ho imparato a mie spese ed osservando attentamente chi era molto più esperto di me. I siluri, come tutti gli altri predatori, cacciano quello che il fiume offre in momenti ben precisi e, comunque, difficilmente attaccano pesci superiori ai 12 – 15 cm. In molti caso prediligono esche di taglia piuttosto piccola e questo l’ho notato pescando le cheppie in Po ed in Taro dove si allamano piccoli e medi siluri con una certa regolarità e, come ben sappiamo, le mosche da cheppia sono “robine” da 3-5 cm.


Un artificiale da siluro in yak, con montaggio jig su amo Owner 5170 del 5/0.

Due parole su come affrontare il combattimento. Quando si incannano pesci sino a 1 metro in acque basse e lente non ci sono problemi particolari e basta lasciarli stancare per portarli facilmente sul ghiareto. Il discorso cambia completamente quando si allama un pesce oltre i 150 cm in acque turbolente e profonde. In questa situazione il siluro tende a risalire per alcuni secondi e poi si butta in corrente, sommando il proprio peso ad una notevole forze più l’impatto della corrente. Capirete che un pesce di 20 o 30 kg, in piena corrente, non è affatto un “cagnolino” al guinzaglio ed occorre adottare una tecnica ben precisa per tentare di averne ragione. La cosa migliore da fare è allentare molto la tensione e scendere a valle del pesce. A quel punto si pompa con tutta la forza sopportabile dall’attrezzatura. Nella maggior parte dei casi occorrerà ripetere alcune volte l’operazione prima di domare il grosso pesce e riuscire a portarlo a riva.


Per quanto sia “inconsueto” è un pesce che talvolta presenta una livrea spettacolare.

Quando arriva ai nostri piedi non rimane che estrarlo dall’acqua per la foto di rito e la slamatura e l’unico mezzo per recuperarlo agevolmente sono le mani perché non esistono guadini tanto capienti ed il boca grip non ha un’apertura sufficiente per pinzare lo spesso labbro dei grossi glandi. Da scartare il raffio che ferirebbe irrimediabilmente l’animale. Basta infilare la mano in bocca e bloccarlo per la mascella. Non ha denti ma placche ossee abrasive quindi non si rischiano ferite ma, al limite, qualche scorticatura e, se vogliamo evitare anche quella, basta indossare un guanto.

Insomma, sto parlando di una pesca estrema che può riempire quelle giornate in cui tutte le acque risultano impossibili per altre tecniche però Vi assicuro che è l’unica che mia abbia mai portato a temere per l’incolumità di una canna del 12 in acqua dolce.




Fabrizio Moglia